Il 7 maggio, secondo il calendario della Chiesa cattolica, si celebra santa Domitilla, vergine e martire. Domitilla nacque intorno al 60 d.C. nella famiglia degli imperatori Flavi - era nipote di Tito e di Domiziano - e, secondo Eusebio di Cesarea, fu condannata per aver "dato testimonianza a Cristo": "In quel tempo la dottrina della nostra fede brillava tanto che anche gli autori estranei alla nostra tradizione non esitarono a tramandare nelle loro storie la persecuzione e i martiri avvenuti in essa. Indicano anche il tempo preciso, dicendo che nel quindicesimo anno di Domiziano, fra moltissimi altri, Flavia Domitilla, figlia di una sorella di Flavio Clemente, allora uno dei consoli di Roma, è stata condannata per aver dato testimonianza a Cristo ed essere relegata nell'isola di Ponza." . Dalla lettura del brano di Eusebio, il primo autore cri-stiano a dare notizie di santa Domitilla, pare di capire che la parola martire è, se non una bugia, una leggera esagerazione, la nipote di Tito non essendo stata uccisa, ma esiliata in un'isola utilizzata all'epoca come luogo di vacanza dai nobili romani, non è proprio una martire.Se andiamo a controllare le fonti romane da cui Eusebio ha tratto le notizie su santa Flavia Domitilla scopriremo che non è l'unica inesattezza. Scrive infatti Cassio Dione in "Storia romana": "Domiziano mandò a morte siccome molti altri, così pure Flavio Clemente, sebbene questo fosse di lui cugino, e mo-glie avesse Flavia Domitilla, anch'essa parente di Domizia-no, apposto avendo alluno ed all'altra il delitto di empietà verso gli dei; e per questo delitto anche molti altri che deviati erano ai costumi dei Giudei, dannati furono; dei quali una parte fu uccisa, l'altra spogliata di qualunque facoltà. Domitilla fu soltanto relegata all'isola Pandataria [N.d.A. Ventotene o secondo alcuni Ponza]." Domitilla, a prestar fede a Cassio Dione non solo non è stata martirizzata, ma non era neppure vergine - era la moglie di Flavio Clemente, suo zio - e, incredibilmente, non era neppure cristiana, ma era una gentile - ovvero una pagana - "deviata ai costumi dei Giudei". In altre parole il 7 maggio di ogni anno la Chiesa cattoli-ca celebra come vergine e martire una nobile romana, sicuramente non illibata, esiliata dallo zio all'isola di Ponza, per essersi convertita all'ebraismo.Non si tratta di una svista, né di uno scambio di persona, ma di un tipico esempio della strategia della menzogna messa in atto dai Padri della Chiesa nel IV secolo d.C. Eusebio riteneva che mentire in nome del Signore, lungi dall'essere un peccato, fosse una necessità, tanto che nella "Preparatio evangelica" dedica una intera sezione alle menzogne (pseudos) - intese come indispensabile medicina - che è "legale e appropriato" utilizzare . L'esercizio della "menzogna necessaria" nel corso dei secoli ha portato alla creazione della "teologia del segreto" su cui si basa il cristianesimo moderno: non è solo il Dio padre ad essere - per definizione - inconoscibile, ma lo sono anche le fonti originarie degli insegnamenti, il reale svolgimento dei fatti narrati nei vangeli e la reale identità dei protagonisti di quegli eventi. Storie e personaggi diversi si intrecciano e si fondono in un racconto - la storia del cristianesimo primitivo - che si nutre esclusivamente di se stesso - autopoiesi - e, grazie allo strumento della fede tende a sfuggire da ogni tentativo di investigazione e analisi razionale. Dalla teologia del segreto, emergono tuttavia brandelli di realtà nelle pagine dei vangeli e nelle opere degli artisti riconosciamo, talvolta, sguardi, sorrisi amari e lacrime di gioia che hanno il sapore del vero.Donne e uomini in carne ed ossa, trasformati, inconsapevolmente, in mura, torri e colonne di una arditissima architettura di credenze frutto non si sa se di autentiche visioni di una superiore realtà o della volontà umana di dar forma e struttura a ciò che è, per natura, illimitato.