Questo romanzo affronta tematiche simili alle opere di Italo Svevo e di Giuseppe Berto, ma sotto il profilo delle nuove correnti di pensiero (New Age). E' un flusso di pensiero intimista, un'autoanalisi dei propri traumi, ma mostrato con sottile umorismo. Tocchiamo quasi con mano il male di vivere della società moderna, i sensi di colpa, l'autolesionismo, che attanaglia la voce narrante. Le situazioni e le sensazioni descritte vanno dal grottesco al drammatico; c'è davvero di tutto: dalla voglia di raccontare il destino dell'umanità, alla paranoia, alla depressione, alla spontaneità del suicidio. A causa di una coincidenza sincronica, Pietro Tomasi viene investito da un SUV e si risveglia in ospedale, dopo un coma con morte cerebrale, paralizzato dal collo in giù. Inizia per lui un'esistenza in cui prende coscienza di avere provveduto al mantenimento, e alla crescita a dismisura, di un'entità invisibile ma fin troppo avvolgente e invadente: il suo Inconscio.Lo aveva creato lui, giorno per giorno sin dalla nascita, era una sua creatura, ma non gli somigliava per niente. Era onnisciente, prepotente, autonomo, e si era persino dotato di una Legge ad Personam (o Legge di Attrazione) in base alla quale poteva tiranneggiarlo senza incorrere neppure in una riprovazione.Che fare? Non gli rimaneva che chiedere aiuto al Conscio, il suo Conscio, la parte cosciente di lui che era costituita da quasi quaranta miliardi di cellule con le quali aveva convissuto in armonia sin dalla nascita.Il Conscio però dovette mettere le carte in tavola, dire pa-ne al pane e vino al vino. "Il guaio è" gli disse il Conscio a Pietro "che l'Inconscio possiede un'arma contro la quale neppure un trilione di cellule può avere la meglio". "E cos'ha la bomba atomica?" chiese Pietro. "No, la bomba atomica è distruttrice, l'arma dell'Inconscio è ammaliatrice e si chiama consapevolezza". "E che è 'sta consapevolezza?" domandò ancora Pietro. "E che vuoi che sia: è sapere dove andare e perché andarci"."Tutto qua!" pensò Pietro. Beh, quel "tutto qua!" sarà lo svolgimento di una nuova vita, insieme alla comprensione, non appresa ma introiettata, che sopraggiunge quando cessa il divenire perché il tempo si ferma. "E pur si muove!" Esclamò Galileo; "E pur si muore" disse laconicamente il Conscio a Pietro. "Ma io non muoio mai!" Esclamò l'Inconscio, lasciando gli altri due senza parole.L'io narrante di questo testo letterario è l'IO di Pietro spalleggiato dal suo Conscio. Ma la notte no! La notte è il regno dell'Inconscio e, con l'artificio dei sogni, Pietro verrà condotto, dal suo Inconscio, in notti inaspettate, in una dimora con la porta aperta sugli inferi. Una seconda casa quindi, ma non al mare o in montagna, bensì la casa oltre la morte. In questo luogo onirico Pietro farà da spettatore ai dialoghi tra l'Inconscio-Pietro ed entità o anime morte da sembrare vive, che si concretizzeranno in forma olistica. Per cui Pietro osserverà il suo Inconscio mentre discetta, di volta in volta, con gli ologrammi della Morte, di Satana, di Albert Einstein, di Vincent Van Gogh, Charles Darwin e persino con un Uomo a Ritroso: un pastore di pecore che gli racconterà "la passata" della sua vita. Pietro non crederà ai propri occhi e alle proprie orecchie: come per incanto comprenderà che il suo Inconscio era più sapiente di lui. Il sapere sapienziale di quell'entità che lui aveva creato dentro di sé e/o fuori di sé, gli fece sorgere la domanda: se io so anche ciò che non so, ciò che so è minima parte di ciò che so ma non so di sapere?