I sette ponti: Königsberg. I cento talleri: la Critica della ragion pura. I due grandi amori di Immanuel Kant. Quello per la sua città , che amava, e dalla quale mai si sarebbe allontanato, né si allontanò mai. Quello per la metafisica, che amava, ma dalla quale ebbe una grande delusione, finendo per sentirsi come un amante tradito. La ragione - argomentò - non è in grado di dire nulla, a livello teoretico, delle realtà metafisiche.Ruota attorno a questi due temi l'intervista che qui si propone. Più sul secondo che sul primo, che comunque rimane sempre sullo sfondo, quasi a disegnare il contesto entro il quale si svolgono gli incontri di un giovane filosofo napoletano con Kant. Il quale, incalzato su tutti i temi della Critica, dice su questa parole chiare, che non lasciano spazio alcuno ad eventuali difficoltà interpretative sul significato autentico del suo pensiero. È un'intervista immaginaria, certo. Conserva, però, tutto il fascino di quella vera. Che sappiamo, da fonti indirette, che ci fu. Fu realizzata a Königsberg, nell'estate del 1794, e fu, poi, pubblicata su una rivista napoletana di filosofia, della quale, nonostante le tante ricerche svolte, non abbiamo potuto in alcun modo reperire copia. La qualcosa ci è molta dispiaciuta. E tuttavia, non abbiamo rinunciato a dare noi a quell'intervista una certa forma. Ci è piaciuto, così, immaginarla nel modo in cui la offriamo al lettore, sicuri che questa scelta possa agevolare l'approccio a tematiche difficili e complesse come quelle della Critica.