Un'opera nata dal desiderio di non perdere la memoria degli anni trascorsi all'Italtel dell'Aquila, una fabbrica che, per molti che ne facemmo parte, fu anche un luogo di costruzione di senso, sogni, coscienza sociale e collettiva e non solamente un posto di lavoro; è uno scrigno che custodisce parte dell'identità di ognuno.
L'ho scritto partendo dai miei ricordi, prima come responsabile delle relazioni industriali dal 1972 e poi come direttore del personale.
Si passò in pochi anni dall'abnorme crescita all'eccedenza di produzione e manodopera con conflitti sindacali troppo spesso privilegiando la via giudiziale al confronto; alla fine degli anni Settanta l'Italtel era una impresa decotta, in agonia, con miliardi di lire di perdita, in un contesto sociale spesso caratterizzato dalla lotta armata.
Prima del naufragio definitivo, Marisa Bellisario nel 1980 prende in carico l'Italtel guidando con successo una vera e propria metamorfosi aziendale dall'elettromeccanica all'elettronica, innovando prodotti, mercati, organizzazione, cultura e sistema di relazioni industriali. Sconvolse tutto. In tre anni riportò il bilancio in pareggio.
Marisa Bellisario morì prematuramente nel 1988 e con lei quella spinta propulsiva che l'Italtel ebbe da quella manager intelligente, testarda, aggressiva e con i jeans rosa.
Nel 1991 lasciai l'Italia per girare il mondo lavorando in quattro continenti, ma lo "scrigno" ancora lo porto con me.