Il "buon padre di famiglia", così come "la buona madre" sono coloro che "ci tengono" che sono premurosi, che fanno di tutto per realizzare l'interesse dei figli a prescindere dalle proprie particolari competenze, dai propri limiti. Distaccandosi dal desiderio personale, anzi guardando soprattutto al bene della collettività familiare e di ogni singolo componente. Si cerca il bene di tutti i figli. Risulta impossibile a un genitore avvantaggiare alcuni figli a svantaggio di altri, se non per rendere ancora più giustizia. Il figlio più debole sarà quello che riceverà più attenzioni. Quello più povero più donazioni. Quello meno capace più aiuto e sostegno. Quello con meno salute riceverà più attenzione e cure. Quello inabile o non autosufficiente riceverà le forze rimanenti ai genitori fino a che avranno vita in corpo. Questa sarà la direzione, il senso della lotta quotidiana, l'obiettivo sperato. Questo è anche quanto ci dovremmo aspettare da chi si dedica all'amministrazione dei beni di tutti, che considerino il popolo intero come loro figli e si comportino come Buoni Padri di famiglia. Questo ci aspettiamo dagli insegnanti nelle scuole dei nostri ragazzi, dai medici che ci curano, dagli artigiani che lavorano per noi, dai commercianti che ci consigliano, dal personale degli uffici pubblici, dal nostro avvocato, dal nostro collega, dal superiore o inferiore di grado. Ma questo non è ciò che facilmente riscontriamo, purtroppo. In questo panorama facilmente si distinguono coloro che lavorano bene, cioè da Buoni Padri e Madri di Famiglia. Sembrano Santi in mezzo al mondo, tanto suona strano il loro orientamento al bene quanto è però vero che "vi è più gioia nel dare che nel ricevere"